NO TAG in classe!

rimozione dei graffiti alle scuole Panzini

rimozione dei graffiti alle scuole Panzini

Il percorso didattico intrapreso dagli educatori del Centro Antartide nelle scuole del centro e della periferia di Bologna interessate dagli interventi di rimozione dei graffiti  è ormai entrato nel vivo ed ha già interessato 14 scuole, per un totale di 22 classi e 525 studenti coinvolti.
Il progetto è strutturato in tre incontri per le elementari e due per le medie, nel corso dei quali innanzitutto i bimbi ed i ragazzi vengono guidati nel dare un nuovo sguardo ai muri della città, a partire dalla discussione delle categorie di bello e brutto, da una riflessione sulle regole di convivenza civile in generale e sul tema del graffitismo in generale. Disegnare, scrivere, esprimersi, lasciare la propria traccia è un’esigenza umana fin dall’antichità, dai graffiti preistorici fino ai più moderni murales: ma fino a che punto può considerarsi lecita questa esigenza di lasciare un segno, quale che sia il suo significato?

Per entrare meglio in questa riflessione ai ragazzi viene proposta una simulazione:  un alunno viene scoperto dalla preside mentre scrive una frase d’amore su un muro della propria scuola, ed è quindi processato da un vero e proprio Tribunale formato dai suoi compagni di classe: accusa, difesa e giuria chiamata ad esprimere un verdetto. Questo gioco crea un dibattito nel quale, nella maggior parte dei casi, i ragazzi rispondono attivamente facendo emergere tutte le implicazioni sociali e morali del tema.
E’ stata infranta una legge e per questo inevitabilmente  si va incontro ad una sanzione, ma c’è anche la libertà di espressione da considerare, senza dimenticare le implicazioni economiche; i ragazzi hanno infatti ben chiaro che per ripulire i muri vengono utilizzati soldi pubblici e cioè di tutti. Dagli esiti del dibattito si allarga la riflessione sulla città: la bellezza, il rispetto degli spazi (e dei muri comuni), il rispetto delle regole.
Tale riflessione è incoraggiata da un secondo esercizio, nel quale immaginandosi di camminare lungo un’ipotetica strada della loro città e guardandosi attorno, i ragazzi devono dividere ciò che vedono attorno a loro nelle categorie di “bello” e “brutto”. I risultati di questo esperimento sono interessanti: la maggior parte degli alunni fa corrispondere il ”BELLO” con i concetti di pulizia e di  natura,  quindi  una città i cui muri e strade sono pulite e sgombre da sporcizia  ma anche tutto ciò che è verde, ha fiori e alberi è bello; anche i bei disegni, i bei murales sono fatti rientrare in questa categoria, meglio se autorizzati. Viceversa la categoria del “BRUTTO” è stata associata alla sporcizia intesa in senso ampio: dallo smog ai rifiuti, dagli escrementi di animale non raccolti ai mozziconi di sigaretta fino ad arrivare agli scarabocchi ripetitivi e incomprensibili che altro non fanno se non sporcare i muri della nostra bella città.
L’attività didattica entra poi nel vivo del suo svolgimento: gli operatori della squadra No TAG arrivano in classe per raccontare il loro lavoro e portare le classi in visita al cantiere di rimozione dei graffiti sulla loro scuola. E’ l’occasione per illustrare le tecniche di rimozione nel dettaglio: “in questo modo, vedendo la fatica necessaria, specialmente per pulire mattoni di edifici storici, diamo una mano affinché comprendano appieno l’importanza del progetto come anche la portata degli effetti di un gesto semplice e veloce come lasciare un segno di bomboletta su una parete” racconta una delle operatrici.
L’attività didattica si conclude coinvolgendo gli alunni e facendoli partecipare attivamente con la produzione in prima persona di messaggi, azioni di comunicazione, organizzazione di eventi che accompagnano poi la conclusione degli interventi e che invitano la cittadinanza in generale e i writers in particolare a mantenere i muri e la scuola puliti come la squadra No TAG li ha lasciati. Le classi coinvolte diventano così le custodi della bellezza dell’edificio scolastico, e si impegnano a portare le loro riflessioni e la loro esperienza anche agli altri compagni di scuola.

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