THOMAS

Thomas al lavoro

Thomas al lavoro

Tra gli operatori del progetto No TAG impegnati da mesi nella rimozione di graffiti c’è anche Thomas Adutwun, ragazzo originario del Ghana, in Italia dal 2011.
Se Ajiba, la sua collega, è stata descritta come una donna solare e ottimista, di Thomas si può dire questo ed altro ancora. Costretto a rifugiarsi nel nostro paese per sfuggire alla guerra in Libia, è dapprima approdato in un campo profughi a Lampedusa e poi è stato mandato a Bologna; nessun parente da cercare ma tanta voglia di ricominciare ad avere una vita degna di tale nome in questa città che lo ha accolto quasi per caso. “In Libia stavo molto bene” racconta: “lavoravo come muratore e saldatore, avevo tanti progetti. Non volevo andarmene nemmeno quando è iniziata la guerra, ma nel giugno del 2011 sono stato costretto a scappare”.Trovati i primi provvisori alloggi bolognesi a villa Aldini, la sua prima preoccupazione è stata rimboccarsi le maniche e farsi conoscere per quello che è: un ragazzo di umili origini, con un passato tutt’altro che sereno ma con tanta forza d’animo e tanta voglia di fare. “Facevo alcuni servizi volontari: non prendevo nulla, ma lavoravo col cuore”.
Un’opportunità gli è arrivata inizialmente dal Comune di Bologna, che a giugno 2012 tramite una borsa lavoro, gli ha permesso di lavorare quattro mesi per la cooperativa “Fare mondi”: la svolta poi a dicembre grazie al progetto No TAG, che lo ha impegnato a tempo pieno. Molto soddisfatto di questa attività, spera che il progetto continui e gli piacerebbe farne il suo lavoro anche sul lungo periodo.
Parlando delle attività con la cooperativa a Thomas si illumina il viso, salta subito all’ occhio che è un ragazzo in gamba, volonteroso e con la capacità di vedere il lato positivo in ogni situazione, una qualità fondamentale, specialmente di questi tempi. “Intanto è un lavoro, quindi per forza mi piace!” esordisce quando gli chiediamo della sua nuova professione; la sua risposta però continua ed è ben più articolata.
Ci sono motivi sia personali che sociali per cui è contento di questo lavoro, e stupisce come siano collegati fra loro: “Ripulendo le mura di edifici pubblici facciamo qualcosa di utile per questa comunità, ma soprattutto questa esperienza serve a me stesso”, racconta ancora Thomas, che non pensa al suo tornaconto immediato, ma piuttosto al futuro. In Ghana infatti la situazione graffiti è diversa dall’Italia, non sono ancora stati dichiarati illegali e stanno quindi proliferando a dismisura: la sua professionalità potrebbe essere molto utile un domani che questo tema dovesse diventare una problematica su cui intervenire. Uno dei desideri di Thomas è infatti quello di tornare un giorno nel suo paese d’origine e perché no, insegnare ad altri quello che sta imparando qui, a partire da come ripulire una superficie rispettandone i materiali.
L’auspicio è dunque che Thomas realizzi al meglio tutti i suoi progetti e desideri e che una volta tornato in Ghana metta a frutto ciò che qui ha imparato conservando un buon ricordo del paese che lo ha ospitato, delle persone che ha conosciuto e soprattutto di quelle che hanno creduto in lui dandogli la forza necessaria e le opportunità per crescere.

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